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Scritto da Chiara Salzillo
il luglio 17, 2019
Valutare i rischi può essere complesso 😵
Quasi tutte le aziende e i consulenti faticano ad effettuare valutazioni oggettive e davvero utili.
 
Riuscirci è fondamentale per:
  • rispettare le nuove normative
  • raggiungere e mantenere tutte le certificazioni ISO
  • avere una visione più chiara del futuro, organizzarsi nel modo giusto e raggiungere i propri obiettivi.
Una delle cause più comuni di errori nelle valutazioni sono le cosiddette trappole mentali 🕸️
Cervelli-incatenati
 
Ho chiesto informazioni a riguardo a William Zisa - certificato CIA e creatore di RiskHub.
 
 
C: Cosa sono le trappole mentali?
W: Sono dei ragionamenti errati che la nostra testa compie in automatico quando pensiamo al futuro. La valutazione dei rischi non è altro che un ragionamento logico sul futuro: cosa potrebbe accadere e come ci possiamo preparare. Queste "trappole mentali" diminuiscono la qualità di ogni valutazione. 
 
C: Puoi fare un esempio?
W: Ad esempio, quando si pensa al futuro, ognuno di noi identifica prima i rischi e le opportunità che appartengono alla propria area di conoscenza. Lo facciamo senza pensarci, reputando il nostro campo di expertise il più importante fra tutti. Spesso, è un errore ❌
 
C: Come si possono evitare queste trappole mentali?
W: Gli esperti di risk management conoscono questi meccanismi, li sanno individuare e sanno come evitarli. La prima arma è la consapevolezza.
 
C: E chi non è esperto come può evitarli?
W: Utilizzando strumenti giusti per non "cadere in trappola" e sbagliare la propria valutazione. Una valutazione sbagliata può forse significare una responsabilità professionale per i consulenti e di sicuro porta a scelte sbagliate da parte delle aziende. Affidarsi a strumenti conformi alle best practices internazionali è il primo passo 💡
 
C: Come fanno questi tool ad evitare le trappole?
W: Beh, dipende dal tipo di trappola. Solitamente stimolando una corretta collaborazione tra chi fa queste valutazioni: collaborare aiuta a combattere i pregiudizi. Un altro esempio può essere quello di evitare domande dirette in fase di valutazione del rischio.
 
C: Cosa intendi con "domande dirette"?
W: Intendo domande del tipo: "come stimi la probabilità che x accada?". Fatte in questo modo sono un vero e proprio invito a cadere in trappole mentali. I tool migliori evitano domande così e fanno valutare i fattori di rischio 👍
 
C: Cioè...
W: Mettiamo caso che un'azienda si trovi in una zona sismica d’Italia ma l’edificio è antisismico. La domanda sbagliata sarebbe "quanto è probabile che un terremoto causi danni all'azienda?".
 
Il nostro cervello risponderebbe "Poco" proprio perché l'edificio è antisismico, ma la mia stima iniziale non dovrebbe considerare questa informazione
 
oh my god wow GIF
Infatti questo controllo che ho messo in atto (protezione antisismica) dovrebbe essere considerato solo dal software, che dovrebbe calcolare se ciò è abbastanza oppure no.
 
C: E come si può calcolare la probabilità iniziale in modo corretto?
W: Ponendosi domande sui fattori di rischio. Nel caso dell'esempio si potrebbe pensare a: "In quale Regione si trova l'azienda?" . Se la Regione è ad alto rischio sismico, la probabilità iniziale sarebbe "Alta" 🤓
 
C: Con i fattori di rischio la valutazione risulterà quindi perfetta?
W: La perfezione non esiste quando si sta parlando di valutazioni nel tempo futuro. Il compito di chi fa valutazioni del rischio è oggettivizzarle il più possibile ma ciò che fa la differenza è sempre la capacità di stimolare azioni reali.
 
I migliori software sono quelli che mostrano all'azienda azioni reali da svolgere post-valutazione, dicendo basta all'inutile carta ❗
 
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